sabato 28 novembre 2020

Equità di accesso alle cure fondamentale nelle malattie oculari

L'invito al webinar
E' stata presentata, nell'ambito di un webinar, l’Alleanza per l’Equità di Accesso alle Cure per le Malattie Oculari, un obiettivo lontano e le carenze organizzative del nostro sistema sanitario, insieme alla scarsità delle risorse economiche, ne sono le cause principali. E’ questa la ragione per la quale si è costituita, promossa dalla rivista di politica sanitaria Italian Health Policy Brief (IHPB), l’Alleanza per l’Equità di Accesso alle Cure per le Malattie Oculari nella quale sono confluite sette organizzazioni civiche, forti anche del supporto dell’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità – IAPB Italia Onlus.
Un mondo advocacy che si è ritrovato in un comune Manifesto Sociale che, illustrando l’insieme dei problemi di questo ambito sanitario e le principali richieste di intervento, sarà al centro di una prossima campagna di sensibilizzazione istituzionale e di comunicazione per sollecitare nuove e più adeguate iniziative politiche in grado di rafforzare la risposta sanitaria. Il quadro dell'attuale accesso alle cure per malattie come il glaucoma, la retinopatia diabetica e la degenerazione maculare legata all’età, è molto preoccupante. Troppo spesso accade infatti che l’accesso alla diagnosi sia tardivo e che, per una visita specialistica, siano necessari mesi dalla comparsa dei sintomi, con la conseguenza che un disturbo o una patologia vengano spesso diagnosticati quando questa è già in fase avanzata. Fra gli altri elementi di criticità anche le liste di attesa per accedere ai trattamenti e alle diverse prestazioni mediche, fondamentali per un efficace contrasto a queste patologie che, in tal modo, possono peggiorare ulteriormente.
“E’ netta la sensazione – ha sottolineato in proposito il professor Filippo Cruciani, referente scientifico IAPB Italia Onlus – che i problemi visivi stiano sempre più scivolando verso una considerazione secondaria presso i decisori della politica sanitaria”.
“A questo riguardo - come sottolineato dal professor Edoardo Midena, segretario generale della Società Italiana della Retina - l’azione sinergica di prevenzione (screening delle malattie oculari anzidette), diagnosi corretta e trattamento tempestivo costituiscono le basi per combattere la perdita irreversibile della capacità visiva. Una battaglia che può essere vinta solo dall’alleanza tra pazienti e medici, alleanza che richiede uno sforzo di comunicazione continua tra gli stessi”.

venerdì 3 aprile 2020

Coronavirus: a Venezia studi su disinfettante a lunga resistenza

L'Università Ca' Foscari Venezia e la start-up innovativa italiana Delphinus Biotech collaboreranno nella ricerca e sviluppo di un disinfettante resistente in grado non solo di eliminare batteri e virus (coronavirus compresi), ma anche di mantenere sulle superfici sulle quali viene spruzzato una protezione attiva per diversi giorni. Questo grazie a una molecola antivirale di origine vegetale, a lunga resistenza e non tossica per l'uomo che la start-up ha sviluppato in Italia negli ultimi otto mesi per un utilizzo in agricoltura, ma che si potrebbe rivelare molto utile per la lotta al coronavirus.
Dal 1° aprile infatti, il team dell'azienda collabora con il gruppo di ricerca in biotecnologie guidato da Alessandro Angelini, nell'edificio Beta del Campus Scientifico di Mestre, per produrre le molecole da utilizzare nei successivi test con il virus SARS-CoV-2.
Il laboratorio cafoscarino di biochimica è dotato di tutta la strumentazione necessaria per produrre la molecola, una proteina ricombinante di fusione, a partire da due frammenti di DNA di origine vegetale che vengono clonati e uniti nella nuova proteina che poi deve essere riprodotta e depurata.
"L'obiettivo comune di affrontare il virus con la ricerca scientifica e l'innovazione ci ha permesso, nel giro di poche ore dalla richiesta dell'azienda, di arrivare alla firma della convenzione e i biologi sono già in laboratorio a lavorare", afferma Pietro Riello, direttore del Dipartimento di Scienze Molecolari e Nanosistemi di Ca' Foscari. "La molecola, chiamata Bellerofast, non evapora come avviene per i comuni disinfettanti basati su alcol o cloro", spiega Alessandro Paparella, biologo della Delphinus Biotech. "L'obiettivo è creare una trappola biologica che isoli il virus e ne distrugga la membrana esterna. Le nostre simulazioni ci dicono che il sistema funziona. Nel giro di qualche giorno saremo in grado di testare Bellerofast sul virus vero e proprio in laboratori specializzati a Padova e Trieste, per poi avviare la produzione", aggiunge. Delphinus Biotech, afferma l'amministratore delegato Marco Cappellaro, "intende essere parte attiva nella lotta contro il coronavirus, pertanto, in caso di successo dei test, concedera' al governo italiano la licenza di produzione fino alla fine dell'emergenza sanitaria nazionale". (fonte: AGI)

lunedì 20 gennaio 2020

Depressione, il nuovo progetto di Fondazione Onda

La parte alta del Manifesto di Onda
Ha preso il via nelle regioni italiane il percorso di sensibilizzazione di Fondazione Onda "Uscire dall’ombra della depressione", con il patrocinio di SIP - Società Italiana di Psichiatria, SINPF - Società Italiana di Neuropsicofarmacologia, Cittadinanzattiva e Progetto Itaca, e grazie al contributo incondizionato di Janssen Italia. Il progetto, in otto tappe, punta a porre in risalto il tema della depressione attraverso una serie di incontri che vedranno il coinvolgimento degli attori istituzionali e sanitari locali per superare lo stigma associato a questa problematica, per facilitare l’accesso alla diagnosi e alle cure più appropriate.
“La salute mentale e, in particolare, la depressione rappresentano una delle tematiche su cui Fondazione Onda è fortemente impegnata da oltre 10 anni, considerato anche il maggior coinvolgimento delle donne sia come pazienti sia come caregiver. La depressione, malattia riconosciuta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità come prima causa di disabilità a livello mondiale, in Italia riguarda tre milioni di persone di cui due sono donne”, dice Francesca Merzagora, Presidente di Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere.
Secondo le stime dell’OMS, la depressione riduce l’aspettativa di vita di oltre 20 anni e oltre il 60% dei suicidi che si verificano annualmente a livello globale possono essere ricondotti a questa malattia. La depressione non ha solo un enorme impatto sulla qualità di vita di chi ne soffre, ma anche sul dispendio di risorse socio-economiche. Secondo i dati divulgati in occasione della presentazione alla Camera dei deputati del Manifesto, il costo diretto a carico del Servizio Sanitario Nazionale – per esempio in termini di ricoveri ospedalieri, farmaci antidepressivi, specialistica ambulatoriale - ammonta in media a circa 5mila euro all'anno per paziente. I costi sociali, in termini di ore lavorative perse, ammontano a circa quattro miliardi di euro l’anno, pur senza considerare la mancata produttività associata ai caregiver, spesso due o tre familiari per ogni paziente. Complessivamente, secondo i dati Cerismas 2019, i costi indiretti rappresentano il 70% dei costi totali. Diagnosi tempestiva e diffusione dei trattamenti sono fondamentali per ridurre questo impatto economico, considerato che le complicanze della malattia e la loro gestione comportano un dispendio nettamente superiore ai soli costi della cura.

domenica 19 gennaio 2020

Qui Pro Quo, una web sitcom contro il cancro alla prostata

I relatori durante la conferenza stampa (foto Bordignon)
"Qui Pro Quo", web sitcom interpretata da Francesco Paolantoni ed Emanuela Rossi, è stata presentata a Milano, con l'obiettivo di promuovere la prevenzione del tumore maschile più diffuso, il cancro della prostata, che ha visto 37mila nuove diagnosi nel 2019 ma che, se diagnosticato in fase precoce, può essere curato in maniera efficace.
Il tutto nell'ambito della campagna promossa da Europa Uomo Italia Onlus insieme a Fondazione ONDA dal titolo “QUI PRO QUO Salute della prostata: stop agli equivoci, sì alla prevenzione”, per sensibilizzare uomini over 50, le donne compagne di vita e i giovani maschi sull’importanza di superare i pregiudizi e sottoporsi a periodici controlli della prostata.
Un semplice dosaggio del PSA (antigene prostatico specifico) e, in caso di valori alterati, una visita dall’urologo, potrebbero contribuire a ridurre l’impatto del tumore della prostata, che tuttora rappresenta la terza causa di morte per cancro nella popolazione maschile. Questo tumore colpisce ogni anno in Europa circa 500mila persone ma, se diagnosticato precocemente, può essere trattato in maniera efficace con buone probabilità di guarigione.
La web sitcom, in cinque episodi, è il fulcro della campagna, ed è diretta da Alessandro Bardani e Paola Pessot. Racconta le vicende di una coppia di mezza età in stile “Sandra e Raimondo”: Francesco ed Emanuela, marito e moglie che vivono gli alti e bassi di una relazione di lunga data, ma l’affetto che li unisce sarà la chiave per spingere lui a fare i passi giusti verso la prevenzione.
"Parlare di temi così delicati non è semplice, ma indispensabile, e la campagna QUI PRO QUO, con la sit com diffusa sui canali social, è uno dei modi più attuali ed efficaci per informare gli uomini sulla prevenzione del tumore prostatico e stimolarli a sottoporsi a periodici controlli. – dichiara Maria Laura De Cristofaro, Presidente Europa Uomo Italia Onlus – In questa campagna, uomini e donne si sono alleati perché la donna è portatrice di cultura della buona salute e del prendersi cura del proprio corpo, dentro e fuori le mura domestiche e trasmette queste conoscenze ai figli, femmine e maschi".
I sintomi non vanno mai sottovalutati: difficoltà a urinare, in particolare a iniziare la minzione, stimolo frequente a urinare specie di notte, difficoltà a mantenere un flusso costante (getto debole o intermittente), sensazione di non riuscire a svuotare del tutto la vescica, dolore quando si urina o durante l’eiaculazione, sangue nelle urine o nello sperma. Campanelli d’allarme che possono essere intercettati meglio grazie al supporto della partner.
"La donna, nella sua veste di caregiver (nove donne su dieci ogni giorno assistono un familiare malato), ha una funzione determinante nel promuovere la prevenzione di certi problemi di salute che possono colpire il partner, come il tumore della prostata – afferma Francesca Merzagora, Presidente di Fondazione ONDA – La donna è abituata a parlare in modo aperto e libero di problemi riguardanti la salute dell’apparato uro-genitale e con altrettanta libertà e delicatezza può avvicinare il compagno a queste tematiche suggerendogli ad esempio di confidare i propri timori e di recarsi insieme dal medico per un controllo alla prostata, magari facendo leva sul desiderio di invecchiare insieme e in salute e di rimanere anche sessualmente attivi".


sabato 18 gennaio 2020

Colangiocarcinoma, con i farmaci a bersaglio si può fare

"Colangiocarcinoma, da tumore raro a patologia trattabile" è stato il tema della giornata andata in scena a Milano e che ha puntato i fari su una patologia rara, ma in rapida espansione anche tra i giovani. La giornata, organizzata con il contributo non condizionato di Incyte, ha richiamato l'attenzione su quelli che vengono chiamati tumori delle vie biliari, un gruppo di neoplasie del fegato che hanno origine dai dotti biliari. Sono circa 5mila gli italiani che ogni anno ricevono una diagnosi di colangiocarcinoma, e nel 60% dei casi la scoperta del tumore viene effettuata quando questo è già in fase avanzata.
“Negli ultimi anni stiamo osservando nella pratica clinica un incremento delle forme intraepatiche, pari a circa il 4% annuo, in alcuni paesi europei tra cui anche l’Italia2. – afferma Giovanni Brandi, Presidente Gruppo Italiano Colangiocarcinoma (GICO). – Si tratta di un aumento reale non legato a miglioramenti della diagnostica che comincia ad interessare perfino un target pazienti diverso rispetto al passato, ovvero giovani a partire dai 30 anni. Inoltre previsioni molto realistiche ci dicono che tra 15 anni le neoplasie intraepatiche costituiranno la causa di circa la metà delle morti primitive per il fegato, come gli epatocarcinomi2”.
Un aspetto importante per il trattamento di questi pazienti è l'individuazione di eventuali mutazioni genetiche, che sono alla base della proliferazione incontrollata delle cellule. In questi ultimi tempi si è comunque assistito a un vero e proprio cambiamento di paradigna nel trattamento delle persone affette da questa neoplasia: da un quadro molto limitato di regimi solo chemioterapici si è passati a realizzare farmaci a bersaglio che si sono dimostrati utili nella terapia del colangiocarcinoma localmente avanzato e metastatico, resistente alla chemioterapia.
“Oggi conosciamo le mutazioni geniche che guidano la crescita dei colangiocarcinomi. In particolare, circa la metà dei colangiocarcinomi intraepatici ha almeno una mutazione rilevante per la terapia in quanto costituiscono il target di farmaci a bersaglio molecolare – afferma Davide Melisi, Professore Associato di Oncologia, Università di Verona. – Le mutazioni che sono indispensabili, ormai da ricercare alla diagnosi, sono quelle del recettore del Fibroblast Growth Factor, detto anche FGFR-2 e le mutazioni di un gene che codifica per una proteina coinvolta nel metabolismo che si chiama IDH-1”.